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"Pensate che (io) sia giunto a dare pace nella terra? No, vi dico, ma la divisione.".(Luca 12,51)
10 giugno 2010
Chiesa Chiesa: tutti lo dicono

Intorno alla parola "Chiesa" si raccolgono e si danno da intendere diversi significati non sempre corretti.
Se si usa in modo scorreto una parola chiave, non potrà che rimanerne compromesso il senso e la validità di quello che viene espresso.
Si provocano comprensioni errate che portano ad elaborare convinzioni e tesi minate alle radici, quindi perfettamente inutili per la formazione di opinioni corrette (che non vuol dire uguali per tutti).

In questo uso "elastico" e disinvolto della parola "Chiesa" sono coivolti un pò tutti: chi usa i media a larga diffusione per sostenere le proprie posizioni ideologiche, chi svolge opera di formazione in gruppi sociali più circoscritti come scuole o parrocchie e, di questo passo, tutti noi quando ci confrontiamo su temi inerenti la "chiesa".
Questo uso disinvolto ed elastico della parola chiesa svela come spesso si parli con l'impegno soprattutto rivolto al sostenere opinioni selezionandone i significati più convenienti.
Eppure l'uso corretto di una parola comporta la conoscenza di quel che rappresenta e di cosa c'entra con me nella realtà che mi coinvolge.
Chi dovrebbe avere a cuore una corretta interpretazione sorprendentemente non risulta molto interessato e spesso contribuisce al confondere le idee.
Avanti di questo passo, si intende per Chiesa unicamente con un complesso di autorità alle quali devono uniformarsi coloro che vogliano essere cristiani.
Questo equivoco può far piacere ed essere assecondato da chi si compiace di questo presunto potere ma rende un pessimo servizio, appunto, alla Chiesa e a tutti coloro che, considerando "chiesa = clero = cristianesimo", vengono distolti dalla possibilità di conoscere la Buona Notizia.
Ne vengono distolti in quanto non possono immaginare che una buona notizia per se, possa giungere da una congrega autoreferenziale della quale, magari, non hanno ottime opinioni.
Anche nell'ultimo intervento il card. Bertone lascia intendere per Chiesa un suo concetto peraltro ritenuto opinione diffusa, non per questo corretta.
Intervenendo in Vaticano al convegno "Sacerdoti oggi" (giugno 2010), promosso dal movimento dei Focolari, ha riconosciuto che lo scandalo della pedofilia tra le file del clero ha «inciso negativamente sulla credibilità della Chiesa» (Avvenire 9/6/2010).
Se ne dedurrebbe che la credibilità della Chiesa consegua dai comportamenti del clero ...ahi ahi... che frase pericolosa! Quale "credibilità" preoccupa? quella che andrebbe meglio gestita?
Cosa si arriva a dire quando ci si concepisce importanti!
Forse sarebbe bene che certi "alti prelati" si dedicassero con più assiduità ad un silenzioso ripasso del catechismo (Articolo 9 "CREDO LA SANTA CHIESA CATTOLICA" e paragrafi seguenti)

Ma allora cos'è la Chiesa?

Oltre al link del catechismo della Chiesa Cattolica inserito sopra, riporto quello di una dispensa utilizzata nei corsi del Didaskaleion di Torino che ne schematizza il significato.


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21 aprile 2010
comunione a Berlusconi

 

"Anche alla diocesi di Milano ripetono: «il prete se l’è  trovato davanti, era in difficoltà». Ma in ogni modo anche dal  capoluogo lombardo cercano di non alimentare le polemiche. «Troveremo poi il modo di spiegare ai fedeli quello che è accaduto», dicono e  raccontano di un Berlusconi che più volte ha cercato di prendere la
comunione. D’altro canto se in effetti il tema della comunione ai divorziati risposati è al centro di un dibattito che va avanti da  tempo nella Chiesa, la posizione del premier è particolare
"
(www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp).
 
"Troveremo poi il modo di spiegare ai fedeli quello che è accaduto" ... e cosa volete che sia accaduto?
 
Come evidenziato in alcuni post precedenti, la "Chiesa", maestra nel suo coltivare convenienze lascerà intendere (forse con la tattica dell’oblio) che a certi personaggi è saggio non dare troppo fastidio se possono tornare utili.
 
Vediamo un po’ chi spiegherà e cosa spiegherà a queste pecorelle tremanti da rassicurare: sono curioso

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15 aprile 2010
Paolo a Timoteo sui preti

Paolo scrive a Timoteo e tra le altre esortazioni (prima lettera a Timoteo 5,17-22; grassetto mio):

I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano trattati con doppio onore, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell'insegnamento.

Dice infatti la Scrittura: Non metterai la museruola al bue che trebbia e: Il lavoratore ha diritto al suo salario.

Non accettare accuse contro un presbitero senza la deposizione di due o tre testimoni.

Quelli poi che risultino colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore.

Ti scongiuro davanti a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli eletti, di osservare queste norme con imparzialità e di non far mai nulla per favoritismo.

Non aver fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui. Conservati puro!


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SOCIETA'
1 aprile 2010
Non vedo e non sento: è tutto a posto

Dalle inchieste su abusi, finanziari e non, in svariate situazioni (grandi opere, ricostruzioni, fondi neri Fastweb e Telecom, poseidon, Why not, toghe lucane, ...) viene all'evidenza come i massimi responsabili degli enti implicati si smarchimo "per non essere stati al corrente", "non essere stati presenti", "non essere direttamente responsabili" ecc..
Personaggi al vertice con incarichi decisionali che "non vedono e non sentono" di illeciti perpetuati a loro insaputa, ignari di come vadano le cose da loro dirette delle quali pure si vantavano prima di essere "pizzicati".
Riguardo un'etica di riferimento assistiamo a dei rimescolamenti di carte sorprendenti e si fatica a capire quando aggettivi come ingenui, incompetenti, opportunisti o furbi possano rappresentare un vanto, un demerito, una discolpa.

Ma un aspetto accomuna queste circostanze: una regia, più o meno abile, più o meno strutturata, che, attraverso un nascondersi da occhi indiscreti, consenta l'integrità ed il perdurare del sistema di potere che ha generato gli atti illeciti in questione.
Il fine di tali poteri non è lo svolgimento di una attività come servizio, ma il governo di un servizio per proprie opportunità.

Questo tipo governo con i suoi opportunismi cerca in tutti i modi di proteggersi, di difendersi dagli attacchi di chi scopre il trucco e rivendica il servizio mancato, il danno subito. Chi lamenta l'attacco si difende, normalmente, inducendo all'assimilazione del valore del servizio col valore della struttura preposta alla sua erogazione: se i fini espliciti sono buoni, sono buone anche le persone che ci lavorano. Si parla di fini espliciti, perché quelli impliciti sono, appunto, tenuti doverosamente nascosti; "doverosamente" perché, ipocritamente, si è "paladini" di un servizio per il quale si vuole essere "titolari".

Meccanismi di causa-effetto abbastanza perversi ed intricati dove spesso non si riescono a cogliere dei confini tra lecito ed illecito, buono e cattivo: confusioni giostrate ad arte per difendere o accusare, salvare o condannare, osannare o far dimenticare.
Chi grida o le spara più grosse può immaginare di ottenere più ragione: per tutti risulta necessario che se ne abbia una buona opinione, un consenso pubblico.

La creazione di un ambiente favorevole all'occultamento delle azioni attraverso le quali si gestisce e controlla un potere, è oggetto di massima attenzione per chi questo potere intende utilizzarlo per dei fini non esattamente esprimibili alla luce del sole: si svelerebbero truffe e tradimenti a danno degli illusi beneficiari.

Da questi meccanismi , da queste logiche non sono esenti, chi più chi meno, nessuna delle organizzazioni umane e quindi neanche gli ambienti ecclesiastici, che essendo ormai da lunga, lunghissima data sulla strada della gestione di un potere hanno affinato tattiche e metodi.
E' anche dalle cronache di questi giorni che notiamo come ci siano ed ancora si perpetuino sistemi di nascondimento e di trascinamento nell'oblio, di smoratezze di "non aver mai notato".
Assistiamo al patetico (per chi se ne accorge) tentativo di far confondere la dignità della Chiesa con la irreprensibilità di chi (dovrebbe) servire nelle strutture ministeriali in modo da mostrare i denti a chi accusa qualche ministro con la teoria di voler attaccare la Chiesa; il tentativo di far confondere la dignità della struttura ministeriale con il cristianesimo per far dire "bisogna salvare i ministri per difendere il cristianesimo": ipocrisie.
Si fa intendere che c'è un disegno per far perdere fiducia nella "Chiesa" ... ma se chiesa, clero, cristianesimo fossero sinonimi, bisognerebbe ammettere che la società la fiducia l'ha già persa da un pezzo visti i risultati mortificanti.

Per fortuna, a differenza dei casi citati all'inizio del post, nella Chiesa non esiste un'etica dalle maglie larghe, e non ce ne vogliano certi ambienti clericali se come riferimento si insiste a prendere non il loro esempio ma l'Evangelo e la Tradizione di una Chiesa su cui soffia lo Spirito.

Come sarebbe bello non vedere più cocci di vetro e filo spinato sulle alte mura che circondano e nascondono i segreti di tanti ambienti cattolici, se tanti ragazzi e ragazze potessero maturare una fede (gratuitamente) all'interno di scuole cattoliche senza uscirne odiando e deridendo chiesa, preti e suore , se negli oratori capire una vita cristiana non fosse interrompere ogni tanto gli affari propri per sottostare a noiose preghiere. Come sarebbe bello se l'invito fatto al "popolo cristiano" di non nascondere la lanterna sotto il secchio non fosse un invito ma un esempio.

Oooooh! certo, è vero: ci sono tanti ministri che servono in modo santo il vangelo! Mi sembra, però, un pò da fetenti usare loro (santi) per salvare una casta di fronte agli uomini.

POLITICA
11 marzo 2010
Lo stile clericale per la propaganda politica

Da tempo osservo come nelle scelte propagandistiche di personaggi politici (come ad es. Bush e Berlusconi) ci si orienti all'interpretazione di ruoli messianici o si ricalchino atteggiamenti e slogan dai contenuti e stili propri del linguaggio comunicativo dei predicatori clericali.
La cosa avviene in modo così sfacciato da risultare volgare, eppure non suscita un vistoso scandalo; riguardo al perpetuarsi di certe scelte strategiche non ci sono notizie di prese di distanza da parte dell'ufficialità clericale che sicuramente ne ha coscienza: un saccheggio votato a fini profani, seduttivi, di orientamento a se. Argomenti utilizzati per pro-muovere e fare pro-paganda.

Perché le agenzie pubblicitarie che "curano" la visibilità di certi politici indicano espedienti simili?
Osserva, osserva, ecco una intuizione.

Quali tattiche usano queste agenzie al fine di ottenere il miglior consenso a favore dei loro clienti?
Non si passa più attraverso la proposizione di una persona che sappia interpretare in maniera razionale e competente un mandato; sarebbe noiosissimo: chiedere di seguire ed entrare nel merito di faticose argomentazioni per poter elaborare una opinione personale di fiducia, di affidabilità ... estenuante lavoro dai risultati incerti. Via tutto questo, ormai è veleno, perché c'è di meglio.

Di gran lunga più efficace è "leggere" le voglie ed i bisogni delle persone, promuoverli a necessità da soddisfare e con una magia far apparire in carne ed ossa, l'appagamento desiderato: comprensivo, confortevole e che ci appartiene ("per fortuna che Silvio c'é").
Quando c'é questo tipo di risultato si può dire di aver fatto bingo per aver agganciato in modo occulto le persone, conciliate nel credere in quell'individuo per il proprio bene.

Vivere comporta una continua evoluzione, già solo perché, almeno fisicamente, si cresce e ci si rapporta con ambienti fatti di cose e persone a loro volta in evoluzione. Ogni attimo della vita genera in noi un tipo di emozione che influisce sul susseguirsi della vita stessa. E' provando emozioni che ci sentiamo "vivi", più o meno contenti, più o meno in difficoltà, ecc..

E allora, dovendo "governare" una massa che vuole, giustamente, sentirsi viva, quale cosa più sicura c'é del tenerla rivolta dalla nostra parte predisponendo ed emanando circostanze, momenti che producano emozioni orientate e seducenti?
Si salta il passaggio di un apprendimento legato al confronto con la realtà e si procura direttamente il suo auspicato effetto.
Il benessere emotivo percepito fornisce la falsa prova di un guadagno che non ha riscontri reali e razionali, un'emozione reale va a provare una crescita illusoria.

Queste logiche si addicono naturalmente ad entità che, per mantenere delle "posizioni" nei confronti di una popolazione, hanno bisogno di gestire (orientare) e controllare una unione solida e convinta che riconosca chi detiene le possibilità (il potere) per un benessere (o una salvezza).
Sistemi che, per chi si pone come guida unica, realizzano almeno due obiettivi: non permettono di elaborare strumenti personali per la crescita rendendo necessaria una dipendenza, forniscono una assopita pacificazione interiore promettendo un bene-essere che non dipende da responsabilità, coscienza individuali.

I sistemi a cui sono giunti i pubblicitari utilizzando le conoscenze derivanti dalla psicologia e dalle neuro scienze, hanno svelato una profonda affinità con quelli utilizzati e affinati negli ultimi secoli dal clericalismo dominante.
(Dico qui "clericalismo dominante" per non confondere con "Chiesa": un errore purtroppo diffuso per due entità con percorsi non sempre convergenti).
E allora perché non fare il copia-incolla di un sistema con metodi ed oggetti tanto collaudati e non cercarne (come sempre si è fatto) una collusione necessariamente interessata che riconosce chi tanto sapientemente governa un devoto popolo di seguaci?

Chi non assiste ad un eccesso di frasi-slogan come "...alla luce dell'insegnamento del Vangelo...il Vangelo ci indica la via...riproporre l'annuncio del Vangelo...messaggio sociale del Vangelo...al servizio del Vangelo...ecc."(tratti dall'ultimo documento C.E.I. su "Chiesa italiana e mezzogiorno") alle quali, però, non fa riscontro un uso individuale del Vangelo per istruirsi sul come vivere; il vangelo è nominato come oggetto-simbolo per giustificare indicazioni verso buoni sentimenti proposti alla condivisione, preconfezionati per la condivisione.
Un Vangelo che va mostrato ma tenuto chiuso: è sufficiente, e al sicuro da errori, guardarlo e affidarsi alle raccomandazioni di chi lo capisce per noi.

E' il "salto", citato poco prima, di quei passaggi indispensabili per la costruzione di una conoscenza personale, "salto" per la creazione di una dipendenza equivoca chiamata "cura delle anime, delle coscienze"; una richiesta di fede nel Magistero che rende nei fatti impraticabile su larga scala una fede individuale con l'Evangelo e la Tradizione fonti primarie essenziali.

Nella storia dell'umanità i sistemi con queste logiche offrono "fortune" legate alla temporalità, hanno sempre una loro fine legata alla riemersione ineluttabile di una "sostanza" delle cose, mostra i limiti sgretolando disegni di possesso e di controllo.

Si lamenta un processo di scristianizzazione accusando un incalzante materialismo alienante.
Una trasmutazione di cristiani in materialisti?
Chi, nell'affrontare momenti della vita, mostra apertamente una sfiducia nella fede cristiana, rinnega quella o piuttosto quello che ha potuto conoscere?
Perché, per tanti, non risulterebbe valido il messaggio dell'Evangelo?
Non si è forse responsabili di una trasmissione di "motivi" che si sfaldano come banali ed inefficaci per leggere e vivere l'esperienza quotidiana e che vengono, quindi, soppiantati da altri proposti meglio dal mercato del benessere?

4 marzo 2010
I "sorvoli" di domenica 7 marzo

Del brano della lettera di Paolo ai corinzi (cap. 10) di domenica prossima, i versetti saltati sono il 7,8,9 che indicano cose da non fare:

"Non diventate idolàtri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi (Es 32,6).
Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila.
Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi, e caddero vittime dei serpenti."

Segue il "non mormorate" che fa riferimento ai mormorii contro Mosè ed Aronne, la perdita di fiducia nel Signore con la conseguente idea di procurarsi un idolo per i fatti propri. "Il Signore disse ancora a Mosè e ad Aronne: -Fino a quando sopporterò io questa comunità malvagia che mormora contro di me? Io ho udito le lamentele degli Israeliti contro di me."(Numeri, 14)

"Non diventate idolatri" e "non mormorate", è un ammonimento rivolto ad un "voi", "Non abbandoniamoci alla fornicazione" e "Non mettiamo alla prova il Signore" viene espresso ad un "noi" che comprende tutti in prima persona.

Forse perché è sempre buona prassi sgridare il sottomesso uditorio dal pulpito, non s'è terminato con il versetto 13 dove Paolo conclude la riflessione: una dolce carezza per incoraggiare alla fiducia in Dio per la fiducia che Dio ha in noi (legame d'amore):

"Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana;
infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze,
ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla."

2 marzo 2010
Un'altra denuncia!

"la corruzione penalizza il sud come le mafie, è la durissima denuncia fatta dal cardinale Crescenzio Sepe ... sulla scia dello straordinario documento della C.E.I. ... l'arcivescovo conferma e rilancia ... ma per dare una nuova speranza all'Italia, bisogna partire, ammonisce Sepe da un rilancio autentico del mezzogiorno, e per fare ciò vi è bisogno di politici al servizio del bene comune.

Con tutti questi aggettivi ed accese considerazioni sembra proprio un araldo questo giornalista Raffaele Luise.

Ok, facciamo conto di essere stati finora ciechi, sordi, estranei alla vita sociale e cogliere come una novità queste cose denunciate: la denuncia a chi viene presentata? chi deve ricevere il messaggio e per quali intenti?

(Dal doc. C.E.I.)
"...le risorse spirituali, morali e culturali che germogliano da un rinnovato annuncio del Vangelo e dall’esperienza cristiana, dalla presenza capillare nel territorio delle parrocchie, delle comunità religiose, delle aggregazioni laicali e specialmente dell’Azione Cattolica, delle istituzioni educative e di carità, fanno vedere e toccare l’amore di Dio e la maternità della Chiesa, popolo che cammina nella storia e punto di riferimento per la gente, di cui condivide giorno dopo giorno le fatiche e le speranze." ... forse è a loro che ci si rivolge perché tanto spiegamento di forze nulla ha potuto contro il diffuso degrado illustrato?
Confessando una propria inefficacia, si lanciano appelli, si inizia a chiedere e sperare che cambi qualcosa denunciando e ammonendo "l'altra parte"?

24 febbraio 2010
un documento della C.E.I. su "CHIESA ITALIANA E MEZZOGIORNO"

"...con inedita durezza i vescovi ... è un documento straordinario quello della CEI in cui i vescovi condannano come inadeguata l'attuale classe dirigente ed accusano i partiti di trasformare il sud in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo e lanciano l'allarme ..."

Stralci della notizia, data alla radio, di questo documento della Conferenza Episcopale Italiana.
E' un documento rivolto ai credenti (ritengo), non solo perché emesso dalla C.E.I., ma anche considerando le persone indicate nell'appello finale.

Se le considerazioni di tipo socio-economiche effettuate dovessero rappresentare una denuncia nuova perché scaturite da una attenta e mirata ricerca da giustificare i toni d'eccezionalità usati nel servizio radiofonico ... saremmo messi male.
Gli aspetti indicati, per chi vive in Italia, per chi vive in meridione, sono vissuti, teorizzati, visti, ascoltati nelle quotidianità di tutti.
Pensare che i vescovi italiani se ne siano accorti adesso e che con "inedita durezza" lo denuncino ... mi pare un'ironica accusa di ingenuità che i nostri vescovi non meritino.Potrei essere, però, smentito in quanto nel documento si dice: "Proprio per dare ragione della speranza che ci guida, noi, Pastori del gregge di Cristo, ci siamo fatti carico di una valutazione della situazione sociale ed ecclesiale che caratterizza oggi, tra luci e ombre, la condizione delle genti del Sud".
Visto sotto tale aspetto il documento potrebbe essere interessante per chi non conosce l'Italia, invece è rivolto a degli italiani.

Perciò ho cercato di cogliere qualcos'altro di interessante.
Nel documento si riscontrano alcune contrapposizioni che possono stimolare delle considerazioni.

Per gli aspetti socio-economici e politici sono state indicate delle evoluzioni che hanno portato alla situazione attuale: a questa storia di modificazioni è contrapposta una storia di "religiosità" che perde terreno nel consenso sociale: "Siamo consapevoli che il patrimonio di fede e di comunione ecclesiale è in vari modi minacciato da processi culturali e sociali di secolarizzazione e da fenomeni di incremento del pluralismo ideale e religioso. Non dimentichiamo, nondimeno, che proprio le regioni meridionali attestano ancora largamente un forte radicamento popolare del senso religioso e cristiano della vita" e ancora "Nello scambio tra le Chiese va promosso ogni impegno a superare le chiusure prodotte da inerzie e stanchezze, da una prassi pastorale ripetitiva, per giovarsi delle reciproche ricchezze,..."

All'elencazione dei problemi che affliggono il vivere sociale ed individuale, si mettono in risalto le mancanze degli apparati pubblici o privati che male assolvono al loro compito aderendo ad interesi particolari, per contro, si evidenziano le attività svolte, ad iniziativa ecclesiale, che vogliono essere una risposta virtuosa a quei problemi.

Accosterei anche due aspetti così esposti: "A maggior ragione ci sentiamo provocati dalla sfida educativa sul versante intraecclesiale della catechesi. Questa pure, nelle parrocchie e in ogni realtà associativa, va ripensata e rinnovata ..." e poi: "Nell’esperienza delle popolazioni del Mezzogiorno un ruolo importante svolge la pietà popolare, di cui la Chiesa apprezza il valore, vigilando nel contempo per ricondurne a purezza di fede le molteplici manifestazioni,...".

Le considerazioni sugli aspetti toccati dal documento (intero) sabebbe bello potessero scaturire da un dialogo con chi legge questo post; si possono utilizzare i commenti o la mail indicata a margine: è indispensabile confrontarsi e condividere per crescere.

il documento della C.E.I.

20 febbraio 2010
Che cattivi quei corrotti là!

Il malaffare, la corruzione nella pubblica amministrazione, nell'impreditoria, nelle gestioni economiche in generale, deborda ed emerge alle evidenze.
Modalità che non sono eccezioni ma prassi consolidate.
Azioni portate avanti non chiamandosi necessariamente fuori dalla legalità, ma vissute come indispensabili per galleggiare in una "normalità" di rapporti utilitaristici.

Lo Stato attraverso i suoi enti amministra i beni pubblici: preleva soldi ai cittadini per restituirli sotto forma di servizi e permettere quindi il funzionamento della comunità secondo regole stabilite.
Il "malaffare" è considerato tale quando, in questi trasferimenti di ricchezze destinate al funzionamento ed alla crescita della nazione, se ne estorcono delle parti, vengono deviate per andare a vantaggio di singoli o gruppi di persone entusiaste del poter approffittare di tanto ben di dio a costo (per se) zero.
Per la pubblica amministrazione esistono modalità di funzionamento e di controllo che mirano proprio ad evitare tutto questo ma, si sa, i modi per eluderli sono i più svariati ed a tutti i livelli.
Se, quello che riassumo con la parola "malaffare", può permettersi di essere così florido e sfacciato non è dovuto tanto ad una particolare imperizia o malvagità di chi lo pratica, quanto al fatto di poter contare sulla complicità protettiva e diffusa di tutto un ambiente votato al "saper approffittare delle occasioni".
Così il destinarsi un vantaggio diventa normale, talvolta non farlo "è da Stupidi" perchè "intanto lo farebbe un altro".
L'ambiente della pubblica ammistrazione è permeato di tali modalità.
Chi non ci lavora lo suppone o ne ha dei riscontri dall'informazione o per esperienze personali.
Tutti quelli che ci lavorano lo sanno bene: o perchè sfruttano le "opportunità", o perchè le subiscono, o perchè ne sono testimoni.

E veniamo al dunque dopo questa lunga premessa.
Domande mi assillano:
tanta diffusa indecenza è permessa da tanto diffuso "vivi e lascia vivere, io guardo il mio e gli altri si arrangino"
perciò,...
nella pubblica amministrazione,
la presenza dei cristiani è una quota così minimale?
Così da non poter essere considerata incisiva col proprio stile?
Certo che qua e là un segno si potrà vedere, ma l'andamento generale è, a dir poco, deprimente.

Parlo della pubblica amministrazione (circa 3.200.000 dipendenti di enti pubblici) ma penso a tutti gli ambienti che compongono e si intersecano in questa nostra società definita ora alienata, ora compromessa con il materialismo ... ma i cristiani, vantati dai numeri nelle piazze piene, nelle associazioni, nei gruppi, nelle parrocchie, nei praticanti ...
chi sono? Da cosa si riconoscono? Che ambiente formano? Dove sono? Cosa fanno?
Gli spettatori?Galleggiano indistinti trascinati nelle leggi di mercato?
In cosa si risolve l'essere tanti battezzati se poi nella vita sociale tutto va beatamente per altre strade loro compresi? Quali i frutti della catechesi? Manca un crocifisso appeso o una fede con la vita che ne consegue?

Dal vangelo di domenica prossima (Lc 4,1-13) ho colto (anche) che le opportunità offerteci non possono essere sfruttate per conquistare benessere e gloria personali neanche se mascherate da soluzioni alle necessità o ai bisogni (da noi reclamati); non interessano tali scopi: le nostre azioni danno forma ad un cammino verso un compimento che non si chiude, non si risolve qua.

18 febbraio 2010
l'inizio della quaresima

Inizia la quaresima,
inizia il cammino di purificazione che ci porterà alla Pasqua.


Riporto le parole conclusive dell'omelia del mio vescovo (card. Severino Poletto) nel mercoledì delle ceneri (ieri).

 


... .Tutto il cammino quaresimale deve avere una connotazione caratteristica fondamentale che è:
chiudersi nella sua stanza
e prega lì il Padre tuo nel segreto
e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà
.
Che cosa vuol dire? Che ci dobbiamo chiudere a chiave in una stanza a casa e non farci vedere da nessuno?
No, io credo sia un richiamo, come un invito al silenzio,
al raccoglimento
ad evitare il chiasso
a trovare lo spazio per una preghiera continuata, intima, tra noi e il Signore.
Perciò quaranta giorni in cui
facciamo strombazzare un pò meno la televisione, le altre cose, ci distraiamo un pò meno e
rimaniamo nel nostro segreto,
cioè nell'intimo della nostra anima, in comunione con Dio.
Perciò se questo è il nostro stile
con cui dobbiamo iniziare la quaresima,
a Pasqua ci troveremo veramente con un rinnovamento nella nostra vita,
ci troveremo più freschi nel rinnovamento della nostra fede, perchè Dio ci apparirà con più evidenza,
... i fratelli li vedremo più vicini a noi,
e ci sentiremo anche noi purificati dai nostri peccati perchè questa è la finalità per la quale la Chiesa stasera ci invita a cominciare con generosità e slancio
il cammino quaresimale.

 

 

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L'intenzione di questo mio blog è quella di condividere dei pensieri e questioni riguardanti il vivere la fede cristiana in tutti i giorni con il suo continuo dover decidere e, quindi, porsi delle domande.

L'identità di un cristiano non può essere circoscritta in una attività parallela che concede, quando può, qualche contaminazione con lo stare nella fiumana di una vita sociale che, nostro malgrado, pone come regola dei comportamentismi dettati dall'usuale meno problematico.

Le difficoltà di ordine pratico e di coscienza che s'incontrano non sono di poco conto e non solo di tipo intellettuale.
Difficoltà solo mie o comuni che vorrei mostrare: anche le emozioni di gioia o di sconforto che si attraversano chiedono di essere condivise in un dialogo di edificazione reciproca.
enrispo@libero.it